E’ passato ormai un mese e mezzo dal mio ritorno dalla Cambogia, ma i ricordi sono ancora vivi e presenti dentro di me. Non è facile dimenticare la forza, la grandezza e l’energia che mi hanno lasciato dentro i Templi di Angkor Wat, come non potrò mai scordare lo stupore nel vedere come vivono migliaia di persone nei villaggi galleggianti del Lago Tonle, l’emozione di parlare con gli anziani sopravvissuti al regime di Pol Pot, la semplicità della gente nei villaggi rurali, la cortesia e la gentilezza di tutte le persone incontrate. La Cambogia è piccola per dimensioni, ma ha tante cose belle da vedere e tante storie da raccontare.

I Templi di Angkor Wat

Da curioso e instancabile viaggiatore, mi sono fatto un’idea personale  su alcuni precisi posti nel mondo; sono convinto che esistano luoghi capaci di emanare un’energia speciale, qualcosa che si sente solo quando ci si trova lì a contatto con la terra e l’aria. Mi prendo la mia mezz’ora solitaria, mi apparto un po' e l’energia comincia ad arrivare e ad entrare lentamente nel mio corpo. Vi assicuro che è una sensazione bellissima. Nei miei tanti viaggi ho avuto la fortuna di visitare diversi di questi posti: ho camminato sul Ghiacciaio Perito Moreno nella Patagonia Argentina, mi sono arrampicato fino in cima alla Rocca di Sigiriya nello Sri Lanka, ho dormito in tenda nel mitico deserto del Fezzan in Libia, ho camminato lungo i sentieri di Isla Navarino nella Regione Antartica Cilena, il luogo abitato più a sud del mondo e tanti altri ancora…i Templi di Angkor Wat erano, anzi sono, uno di questi punti per me magici e speciali.

Il grande complesso, patrimonio dell’Umanità, stupisce per la grandezza e l’imponenza, il sito infatti si estende per ben 1000 chilometri quadrati nel cuore della foresta pluviale. Costruita nel XII secolo, Angkor raccoglie decine di Templi eretti in onore di Vishnu (solo un secolo dopo vennero dedicati a Buddha).  Il sito, costruito dove una volta sorgeva l’antica capitale del Regno Khmer, è uno straordinario esempio di architettura Khmer; tutti gli edifici presentano centinaia di decorazioni raffiguranti figure sacre e scene di vita quotidiana. All’interno delle imponenti mura scorrono inoltre decine di canali artificiali, testimonianza di una grandissima capacità ingegneristica per l’epoca.

Dei tanti complessi religiosi il più suggestivo è quello di Ta Prohm, completamente inglobato nella giungla. Ma non è da meno Angkor Thom, che per alcuni studiosi un po' fantasiosi potrebbe essere uno stargate!!! E proprio qui, ad Angkor Thom, da solo, dopo essermi allontanato un po' dalla massa di turisti, ho chiuso gli occhi e la magia, come le altre volte,  è arrivata. Da brividi!

Il Lago Tonle e i villaggi galleggianti

A pochi chilometri da Siem Reap, c’è il Lago Tonle, una distesa d’acqua che si estende per decine e decine di chilometri. Prima di arrivare mi avevano spiegato che il lago cambia forma e portata d’acqua nel corso dei mesi e i suoi abitanti si sono adattati a questa situazione. Nella stagione delle piogge il lago si ingrandisce e copre strade e alberi, le case a palafitta lungo il perimetro restano appena sopra il livello dell’acqua, mentre una numerosa parte della gente che abita qui, durante questa stagione, vive in case e villaggi galleggianti, spostandosi soprattutto per pescare. Nella stagione secca riappaiono le strade, l’acqua scende e le case mobili si fermano.

Spiegarlo a voce è una cosa, vederlo è un’altra; sono ben 6000 persone che vivono così e si raggruppano  in piccoli agglomerati, con le loro “zattere” adibite a case, negozi, ristoranti, scuole e piccole attività. C’è tutto, non manca nulla, ovviamente lo stile di vita è semplicissimo e molto povero. Quello che mi ha colpito però sono i sorrisi di questa gente, dei bambini che giocano in acqua, delle persone che lavorano o semplicemente si riposano a nelle loro case galleggianti. Non si può che rimanere stupiti, anche perché abituati a godere di tutte le nostre comodità, fa sempre un certo effetto vedere con i propri occhi persone che vivono in maniera radicalmente diversa dalla nostra spesso in condizioni difficili, molto povere ed “estreme”. 

Phnom Pen

Phnom Pen è la capitale, moderna e dinamica. Non mi ha colpito particolarmente se non per la visita alla Prigione 21, un ex scuola, diventata tristemente famosa per essere stata trasformata in un luogo di prigionia e di tortura durante il Regime dei Khmer Rossi. La prigione adesso è un museo e ci sono ancora gli anziani sopravvissuti (pochissimi) lì a raccontare la loro triste storia ed a spiegare come si sono potuti salvare. Come in tutti i luoghi dove sono stati perpetrati crimini orribili, le emozioni provate sono state molto forti e non facili da raccontare. Però anche questo fa parte del viaggiare; conoscere la storia antica e recente di un paese può far capire molto del modo di vivere e di pensare delle persone che vi abitano.

Song Saa Private Island

Sei ore di strada, 1 ora di motoscafo, arrivare a Song Saa Private Island è un viaggio nel viaggio, ma come dico sempre per raggiungere certi posti bisogna fare un po' di fatica per poi meritarseli e gustarli di più. Song Saa è un’isola – resort, proprio di fronte all’Arcipelago di Kho Rong. Un posto magnifico e incantato, dove rilassarsi e farsi coccolare dopo un lungo viaggio nella terra del popolo Khmer. Un resort di altissimo livello dove non manca proprio nulla per far star bene gli ospiti.

La cucina Cambogiana

I cambogiani sono un popolo che ama mangiare e cucinare. La tradizione culinaria qui è molto antica e i piatti che si mangiano sono squisiti. Non si contano le scuole di altissimo livello dove si può apprendere questa arte. Personalmente adoro assaggiare e assaporare i piatti di tutti i paesi che visito e qui devo dire che sono rimasto veramente colpito dalla bontà, dalla cura e dalla varietà del cibo. Un altro motivo per vistare il piccolo / grande REGNO DI CAMBOGIA.

Tiziano